La mia Bosnia – Un Viaggio dell’Anima tra Medjugorje, Mostar e il Cielo – Guest Post di Elena Palieri – Parte Uno

Cari Amici di MiStoViaggiandoAddosso, mentre noi stiamo esplorando l’Isola di Gran Canaria, una cara amica, nonchè collega blogger, ci ha fatto dono di un suo scritto, un racconto di viaggio in Bosnia molto toccante e suggestivo, tra Medjugorje, Mostar, il cielo e tanti incontri ed emozioni. Lei è Elena Palieri, autrice del blog Mixelchic, che ringraziamo di cuore. Ha voluto regalarci un diario molto personale e toccante che pubblichiamo con estremo piacere – e che sarà diviso in tre parti dato che non ce la siamo sentiti di tagliare nulla. Buona Lettura, ragazzi! 😉

La mia Bosnia – Parte Uno – Arrivo a Medjugorje

A ottobre 2016 desideravo un figlio.
Sposata da quasi un anno, con un nuovo solido posto di lavoro, a 28 anni, desideravo avere un bambino. Lo desideravo più di ogni altra cosa al mondo. Un bambino che, insieme al matrimonio, avrebbe rimesso in ordine la mia vita un po’ troppo caotica e disordinata. Sapete che cosa si prova a desiderare tanto un bambino? Sapete che cosa si prova a desiderare tanto qualcosa che non arriva, senza armi per poter combattere, senza risposte da potersi dare, senza potere fare assolutamente nulla se non rimanere inerme e ferita, puntualmente ogni 28 giorni? Ecco, ogni maledettissimi 28 giorni per me scoppiava la tragedia. Ad ogni crampo uterino corrispondeva, anche per quel mese, la sconfitta peggiore. Volevo essere madre. Volevo stringere a me quel piccolo innocente frammento di amore senza dovere temere più nulla. 

TRANSLATE:

Lo scorso 21 settembre un uomo importante aveva da poco abbandonato la vita mia e di mio marito. L’oggetto di tanto affetto si chiamava Mariano e ha un ruolo in questa storia.

A ottobre 2016 la mamma di mio marito, cattolica integralista, mi comunica il desiderio di fare un viaggio a Medjugorje, in Bosnia.

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Mappa Medjugorje

Non so quale forza abbia guardato nella mia direzione, ma il mio bisogno di staccare la spina da tutto e di scappare via da un mondo che non mi stava certo facendo le coccole, mescolato ad una insana voglia di chiedere aiuto ad una Potenza superiore (sono credente, ma non certo sfegatata), hanno avuto la meglio e così una sera a cena ho vomitato fuori semplicemente la mia idea: vengo anche io.

Inizialmente mi aspettavo di ritrovarmi invischiata in un viaggio con il classico gruppo anziani ma, pur di approfittare di quella meta, la Bosnia, che mi sembrava così fuori dagli schemi da risultare perfetta, ero disposta anche al sacrificio di una compagnia geriatrica.
Mi sbagliavo. Di grosso.

18 ore di viaggio in pullman in compagnia del più assurdo, mescolato gruppo, che io abbia mai incontrato. Uomini stanchi della vita, donnaioli incalliti, cristiani sfegatati, madri, wannabe, 6 tatuati in cerca di autore, ribelli senza guinzaglio e laureate intelligenti, Suore, Preti indiani con l’italiano stentato e la battuta pronta, musica indiana, ebraica, italiana, araba, un miscuglio senza pari e senza spiegazione, così potente da sembrarmi addirittura perfetto.

Ho dormito 2 ore, ripiegandomi il cappuccio della felpa sotto la testa e rannicchiandomi in un angolo a guardare la pioggia fuori, nella notte, tra Milano, Spalato e Zara. Alle prime luci dell’alba eravamo in Slovenia, dove il caffè è un miraggio ma le ciambelle con lo zucchero di canna sono una realtà senza pari. Al sorgere del sole più rosso che io abbia mai visto, entravamo in Bosnia. Poche cose, così tanto belle, ho visto nella mia vita, come il sole che sorge sulla strada che corre verso Sarajevo.

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Il sole che sorge sulla strada verso Sarajevo

Siamo entrati a Medjugorje al suono di una musica indiana, vedendo come prima cosa la cattedrale bianca, con le sue due torri benevole. Entrata in un hotel semplicissimo ho avvertito uno strano alito di vita pervadermi, non so descriverlo a parole, ma c’è qualcosa in quel luogo, qualcosa che ti respira dentro e ti fa sorridere senza motivo neanche fosse una striscia di coca della migliore qualità. Ho abbandonato a sé stesso il mio trolley, mi sono lavata la faccia (io! Che non esco mai di casa senza uno strato di fondotinta, la mia maschera contro il mondo!) e ho seguito un gruppo eterogeneo di persone salendo, senza attrezzatura, sul monte Podbrdo.

Io non sono una persona sportiva.

Non ho fiato né resistenza e solo per fare i 3 piani di scale quotidiani, fino a casa mia, mi viene il fiatone. Ebbene, su questo monte di pietra io ci sono salita senza sforzo e senza pause, indossando un semplice paio di booties biker, leggings neri ed una T-shirt (si! Alla fine di ottobre!) ho sentito l’aria leggerissima e il calore del sole come fosse una mano carezzevole. Il monte Podbrdo è una collina di pietre aguzze che non invita certo all’indugio, è il monte sul quale, si narra, sia apparsa per la prima volta la Madonna a Medjugorje durante la guerra, una croce blu testimonia l’evento ma, per quanto mi riguarda, evento o non evento, là sopra io ci stavo bene. La linea sinuosa dei Balcani in lontananza, l’aria tiepida sulla pelle, il cielo terso e le donne curve sul ricamo nei campi attorno: la pace che ho provato in quel luogo sembrava capace di portarmi anni luce lontana dai miei problemi. Era come una soluzione spontanea, un balsamo lenitivo a tutti i mali, così mi sono seduta su un masso e sono rimasta lì per quasi un’ora a fissare il vuoto e a parlare con l’aria (o forse con Dio? Beh, se per caso anche lui si fosse trovato lì nei paraggi avrebbe certamente sentito il mio sterile sproloquio sulla questione del potere avere o meno anche io una famiglia, sul potere avere prima o poi – meglio prima – il mio bambino).

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Vista dal Monte Podbrdo, Medjugorje

Sono tornata in hotel in taxi, scambiando qualche parola con un ragazzo del posto in un timido italiano mal raffazzonato, al quale ho pagato solo 2 euro per un tragitto di circa 20 minuti.

La sera ricordo di aver cenato con il gruppo più eterogeneo che io abbia mai visto: una donna attivista del PD, una psicologa, un catechista, un incredulo intento a studiare il Corano e un siciliano simpatico. Mangiando pane con l’olio ho iniziato a rilassarmi e, miracolo (!) a sentirmi a casa.

Ma la mia Bosnia inghiotte.

E io sono stata inghiottita già dal mattino seguente.

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Diario di Viaggio in Bosnia, Medjugorje

LEGGI LA SECONDA PARTE DEL DIARIO DI VIAGGIO DI ELENA >>

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