La mia Bosnia – Un Viaggio dell’Anima tra Medjugorje, Mostar e il Cielo – Guest Post di Elena Palieri – Parte Due

La mia Bosnia - Mostar

Riprendiamo oggi il diario di viaggio di Elena Palieri, in Bosnia, tra Medjugorje e Mostar, senza la preoccupazione di restare su strade già battute. Un racconto emozionante, fatto non solo di luoghi, ma anche di emozioni forti, considerazioni non scontate e incontri di anime. 

LEGGI LA PRIMA PARTE DEL DIARIO DI VIAGGIO IN BOSNIA DI ELENA: “La mia Bosnia – Parte Uno – Arrivo a Medjugorje

La mia Bosnia – Parte Due – Mostar: Sensazioni, Incontri & Buchi di Proiettile sui Muri

4 ore di cammino, inerpicandomi su massi ancora più ruvidi e taglienti, su una montagna ancora più alta di quella del giorno prima. Del monte Krizevac ricordo il bianco incandescente delle pietre aguzze, gli alberi ai quali ci si poteva sempre aggrappare, simbolo della forza senza pari di una natura che accoglie e l’enorme delusione del vuoto emozionale che trassi da quell’esperienza.

TRANSLATE:

Ho scelto di mettere alla prova la mia resistenza fisica al solo scopo di annebbiare la mente sperando così di ritrovare un po’ di più me stessa. Un po’ come gli indiani nativi che allestiscono un sudario nei loro tepee per purificare la mente e liberare l’anima. Ecco, il mio incontro con la croce bianca del monte Krizevac avrebbe dovuto portarmi, secondo me, a questa catarsi.

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La Croce Bianca sul Monte Krizevac – Medjugorje

Ma non provai nulla.

La gente (forse un po’ troppo soggiogata) mi piangeva attorno, si flagellava, strisciava in ginocchio sulle pietre tagliandosi la pelle mentre io non provavo nemmeno il più mite alito di vita.

Insomma, la famosa croce bianca fu per me un enorme buco nell’acqua. Francamente più che una catarsi mi è parsa come l’umano strumento attraverso cui i fanatici riversano le loro insane lamentele in cerca di gloria. Una noia mortale.

Ma il pomeriggio, oh ragazzi il pomeriggio!

Mostar. La città del ponte ottomano e della guerra.

Alle ore 15 del giorno 1 novembre 2016 dirottavo, insieme al mio sconclusionato gruppo, verso Mostar, la città del ponte dove cattolici e musulmani coesistono in aree ben delimitate del paese.

La prima cosa che ricordo di Mostar sono i buchi di proiettile nei muri delle case. A Mostar avrei trovato la mia catarsi. Così ho abbandonato il gruppo e mi sono addentrata da sola (mossa sconsigliabile) in un quartiere popolare situato tra lo Stari Mostar (il ponte ottomano)e il centro cittadino. Le pareti, senza intonaco, dei palazzi, erano crivellate dai colpi di arma da fuoco che, meno di 20 anni fa, hanno ucciso le persone come fosse un gioco perverso di serbi e croati che combattono per l’ indipendenza.

La mia Bosnia - Mostar
Buchi di Proiettile sui Muri di Mostar

Ho camminato senza una meta precisa finendo per entrare dentro al quartiere musulmano, lungo la riva del fiume Neretva. Calava la sera, iniziava ad essere buio e parecchio freddo quando, alle ore 17,00, ho sentito una delle emozioni più belle che potrei raccontare: nella cattedrale di Mostar i cristiani, intenti alla Messa, intonavano l’Alleluia mentre i Muezzin, dall’alto dei Minareti, salmodiavano richiamando i fedeli al Namaz. Un incrocio di voci e cantilene che mescolano tradizioni e preghiere di uomini, nient’altro che uomini.

Emozione forte.

Ho continuato a camminare, seguita da alcuni del mio gruppo, gironzolando per il souk, il viale dei negozi arabi, fino al ponte di Mostar, lo Stari, uno dei ponti più belli del mondo, crollato dopo 400 anni, il 9 novembre 1993, a causa di un bombardamento e ricostruito, simbolo di una città che non ci sta a farsi mettere con le spalle al muro.

La distruzione dello Stari Mostar rappresenta un puro sfregio, non essendo di rilevanza strategica. La ricostruzione del ponte ottomano ricongiunge, alla fine della guerra, le due anime della città.

La mia Bosnia - Mostar
Mostar – Bosnia

Ho camminato, lungo la via di pietra che porta al ponte di Mostar, sul fiume Neretva, dove si rannicchiano i negozi arabi di souvenir, spezie e tessuti, musica del deserto e argento marocchino. Ho scambiato qualche parola con le persone del posto, curiose di vedere italiani in libera uscita nel souk musulmano di una città non particolarmente turistica (per questo ho scelto la Bosnia, non mi serviva una vacanza ma una catarsi).

Il ponte è uno spettacolo senza pari: una struttura unica e massiccia in pietra antica si erge tra due muraglie di torri rigonfie dal tetto spiovente e i Minareti affusolati si mescolano all’estetica dei piccoli caffè che sembrano usciti da un film di Tim Burton.

Ho camminato fino ad incontrare, per puro caso, Aid: un ragazzo bosniaco musulmano originario di Mostar con il quale ho iniziato una conversazione. Abbiamo parlato della città, della povertà della guerra ancora vivida nella memoria, dello strano ricordo di Aid che, tra tante mancanze, ricorda quella di non avere avuto a disposizione il dentifricio per lavarsi i denti. Aid mi ha parlato dei musulmani (tra tantissimo inglese e qualche parola di arabo che ancora riconosco e maldestramente utilizzo), della vita in comune con i cattolici e della religione che, insieme alla lotta politica, in questo Paese viene sentita con forza dagli abitanti. Aid ha scritto su un foglio il suo nome per poter restare in contatto su Facebook. Oggi io e Aid siamo ancora amici, ci scambiamo canzoni nelle rispettive lingue e, tra bosniaco e inglese, impariamo tanto ripromettendoci ogni volta di rivederci a Sarajevo.

La mia Bosnia - Mostar
Ponte di Mostar – Bosnia

Rientrata nel parcheggio vicino alla Cattedrale di Mostar ho incontrato una Suora, non ricordo il suo nome, ma ricordo che vendeva ai turisti dei melograni che teneva all’interno di una busta di plastica da supermarket, li vendeva per 30 centesimi al pezzo.

Sono rientrata in albergo arricchita quella sera, Mostar mi ha affascinato, l’apertura mentale e la curiosità delle sue persone mi aveva in qualche modo scalfito il cuore e ripulito, un pochino, le prospettive.

Continua…

LEGGI LA TERZA PARTE DEL DIARIO DI VIAGGIO DI ELENA IN BOSNIA
PRESTO IN ARRIVO SU QUESTI SCHERMI
RESTA SINTONIZZATO!

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